Le nuove paure

Un trafiletto nella rubrica 'Numbers of the year', pubblicato da Time nel magazine datato 1 gennaio 2007, quello con lo specchio in copertina (perchè 'Tu sei la persona dell'anno', ovvero tutti noi...), afferma che fra 50 anni qualunque tipo di alimento proveniente dal mare sarà estinto, se prosegue l'attuale velocità di consumo di cibo ottenuto con la pesca, eccessiva e dell'inquinamento delle acque, pure eccessivo secondo uno studio di biologi marini. Inoltre, il 2040 sarebbe l'anno in cui, a causa del riscaldamento globale, l'Oceano Artico avrebbe la maggior quantità di acqua al posto degli iceberg nel corso dell'estate. Questi ultimi forse non esisteranno più.

La scoperta che i ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo molto più velocemente di quanto si sospettasse sta preoccupando in modo nuovo gli esperti meteorologhi e gli ambientalisti. La domanda inquietante che si pongono è: quanto si solleveranno i mari? Come sottolinea il settimanale TIME in un suo interessante articolo pubblicato il 27 febbraio 2006, gli scettici ritengono che non ci sia alcun motivo per farsi spaventare da tali annunci, dal momento che la scienza non ha risposte davvero precise a riguardo. Ed è vero. Per quanto sia indiscutibile l'apporto umano al surriscaldamento del pianeta, nessuno può veramente affermare quali saranno le conseguenze.

Il vero motivo sta nel fatto che il clima è molto più complicato di quanto un qualsiasi computer oggi esistente sia in grado di elaborare. Fare previsioni in modo accurato in tempi che vadano oltre i pochi giorni è praticamente impossibile. Resta il fatto che imprevedibili eventi naturali potrebbero verificarsi senza che qualcuno se lo debba aspettare. In peggio? In meglio? Ecco un esempio pratico: gli scienziati sanno che metà dei ghiacciai della Groenlandia, muovendosi velocemente, contribuisce pienamente a un sesto dell'aumento annuale delle maree rispetto al livello del mare, sia col movimento stesso, sia con l'acqua acquisita dallo scioglimento dei ghiacci viaggianti.

 

Il numero di febbraio 2006 di Science aveva pubblicato uno studio dedicato all'analisi degli scorsi cinque anni e si è scoperto che gli iceberg hanno accelerato i loro movimento di circa 13 km. all'anno, raddoppiando la velocità di scorrimento precedente, aumentando anche lo scioglimento in acqua degli stessi ghiacciai marini. Questo fenomeno sta alla base dell'imprevisto innalzamento dei mari e degli oceani, a velocità che nessuno sospettava di rilevare. L'autore principale di tali ricerche è Eric Rignot, che lavora nei Laboratori Jet Propulsion della NASA. Parlando in convegni ufficiali, ha dichiarato che nel 2006 le perdite di ghiaccio saranno più che raddoppiate.

Per fare un confronto comprensibile, Rignot ha detto che nel 1996 i ghiacciai della Groenlandia hanno scaricato nell'oceano 90 volte la quantità di acqua consumata dall'intera città di Los Angeles. L'anno scorso, oltre 225 volte quella quantità. Nei prossimi dieci anni, ha concluso, non sarebbe sorpreso se raddoppiasse ancora. E' vero, nessun modello climatico può essere analizzato da un computer e tutte le previsioni che si fanno oggi sono ipotetiche. Ma intanto, tutte le relazioni redatte dalle Nazioni Unite sono già da correggere e il timore è questo.

Se tutto il ghiaccio della Groenlandia si sciogliesse nell'oceano, il livello del mare si alzerebbe di 6 metri. Dobbiamo pensare a cosa andrebbe sommerso? Non è bastata New Orleans? Senza calcolare il fatto che, a causa dello scioglimento degli iceberg, diminuirebbe costantemente la salinità dei mari. Da oltre 20 anni, numerosi scienziati avvertono che non solo in Groenlandia ma anche nel nord Atlantico lo scioglimento di ghiacciai provocherebbe un forte calo di salinità, capace di modificare la densità della superficie dell'acqua. Il che impedirebbe agli iceberg di sprofondare quando viene freddo, per tornare verso sud, ai tropici, dove andrebbero a riempire le correnti oceaniche, come la Corrente del Golfo.

Considerando che questa Corrente è la ragione per cui l'Europa Occidentale ha un clima così mite e temperato, il brusco cambiamento trasferirebbe una cappa di calore molto simile a una catastrofe. Gli oceanografi hanno documentato, lo scorso anno, la notizia che uno degli elementi che compongono la famiglia delle Correnti ha diminuito del 30% la propria velocità rispetto al 1992. L'incertezza sul significato di queste notizie non impedisce di provare un forte senso di disagio. Ammesso che non sia necessario creare paure né tacere le verità, ricordiamoci sempre che abbiamo solamente un unico pianeta su cui vivere. Soltanto questo.

 

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